Mitilicoltura nel Golfo di Trieste (continuazione)

A cura del dott. Walter De Walderstein

Proseguiamo la pubblicazione dell’analisi sulla miticoltura nel Golfo di Trieste con una “fotografia” dei vivai a mare. 

Gli impianti di mitilicoltura attivi nel Golfo di Trieste si sviluppano lungo la fascia costiera del litorale triestino. All’interno del Golfo si possono individuare tre macrozone dedicate alla maricoltura: la zona di Muggia, la zona costiera (Grignano – Baia di Sistiana) e la Baia di Panzano. Dal 2000, per merito della CCIAA di Trieste, che ha supportato i progetti di riqualificazione, è stata attuata in più fasi la riorganizzazione delle mitilicolture. Le zone di produzione sono state sistemate secondo geometrie conformi a migliorare la produttività ed adeguare gli impianti alle norme di sicurezza in mare, alla formazione di corridoi balneari, alla migliore disposizione dei segnalamenti utili alla navigazione. La riorganizzazione ha consentito inoltre di porre in opera sui fondali sottostanti delle strutture sommerse progettate appositamente per incrementare la biodiversità di una monocoltura e per il ripopolamento ittico.  Questo salto di qualità, dalla situazione caotica e di crisi degli anni novanta, è stato possibile per il forte impulso imprenditoriale dovuto al Consorzio Giuliano Maricolture (COGIUMAR) che ha raggruppato tutti i mitilicoltori in uno sforzo unitario. Con la nuova geometria degli impianti è stato possibile, in diversi casi, sostituire i tradizionali filari   alla “triestina” (tri e biventie), con filari a monoventia, più resistenti alle mareggiate, più conformi ai canoni estetici e più idonei ad una lavorazione meccanizzata.  Per riconvertire i parametri produttivi utilizzati nelle vecchie concessioni si è considerato il filare equivalente ossia la lunghezza del filare tradizionale di 100 metri più gli ancoraggi; per cui un unico filare di circa 400 metri più gli ancoraggi corrisponde a 3 filari equivalenti.

Attualmente tutte le zone disponibili ed autorizzate per l’attività di maricoltura sono occupate.  Le zone adibite a maricoltura consentono la posa in opera di un massimo di 1.121,6 filari equivalenti, oltre ad un impianto di ittiocoltura che occupa 100.245 mq in Baia di Panzano. 

Non tutti i filari sono operativi (manutenzione ed avvicendamento) e ancor meno quelli realmente produttivi, considerando che diversi sono utilizzati per la captazione del novellame e recentemente per consentire operazioni di finissaggio e depurazione.   La produzione annua si aggira tra ton 2.200 e ton 2.600; con tutti i filari produttivi è possibile superare le 3.500 ton/anno, ma per il decremento produttivo e le conseguenze della presenza periodica di biotossine nel 2018 non sono state superate le 1350 ton.

Le operazioni colturali vengo eseguite a bordo dei motopesca. Negli impianti a mare, operano 16 m/p di cui 2 di elevata capacità di carico e notevole meccanizzazione delle lavorazioni colturali. Gli imbarcati, più eventuali operatori a terra, variano da 42 nel periodo invernale a oltre 55 d’estate. 

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